L’idea del congresso e la trasformazione necessaria che occorre al Pdl

Nel corso della recente campagna elettorale amministrativa, anche per le evidenti difficoltà mostrate dal centrodestra, sono emerse all’interno del Popolo della libertà tendenze, orientamenti politici e culturali, volontà di affermazione o di rivalsa di singoli e di gruppi. Si può dire che si tratta di un fenomeno fisiologico in un raggruppamento in cui sono confluite varie esperienze e che dà espressione a un arco piuttosto ampio di sensibilità sociali, politiche e persino territoriali. Leggi L'ultima chiamata per il governo secondo Brunetta
27 MAG 11
Ultimo aggiornamento: 00:50 | 22 AGO 20
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Nel corso della recente campagna elettorale amministrativa, anche per le evidenti difficoltà mostrate dal centrodestra, sono emerse all’interno del Popolo della libertà tendenze, orientamenti politici e culturali, volontà di affermazione o di rivalsa di singoli e di gruppi. Si può dire che si tratta di un fenomeno fisiologico in un raggruppamento in cui sono confluite varie esperienze e che dà espressione a un arco piuttosto ampio di sensibilità sociali, politiche e persino territoriali. Il punto è che la distanza e la differenza di contenuti regge solo all’interno di un contenitore in grado di gestire il confronto fino a selezionare le proposte e le posizioni del partito.

Per creare questo contenitore, che evidentemente non c’è, e per aprire una discussione vera e utile serve un congresso di effettiva fondazione del Popolo della libertà. Per le ragioni note questa formazione è stata costituita sulla base di una confluenza elettorale tra Forza Italia e Alleanza nazionale, ha organismi di direzione locale e nazionale costruiti su base federativa, di una federazione che dopo la scissione di Futuro e libertà non ha più ragion d’essere. Un congresso, che comincia con la definizione della base congressuale, mette tutti di fronte all’esigenza di raccogliere consensi alla propria proposta, consensi reali e verificabili, invece di misurarsi solo con dichiarazioni sempre più altisonanti e polemiche che sembrano animate dall’intenzione di strappare un cenno di approvazione o di tolleranza dal leader, che così viene indotto ad ampliare la già vasta banda di oscillazione delle sue posizioni.

Un partito squinternato, che sembra più una corte rissosa che un organismo di battaglia politica, non serve affatto a Silvio Berlusconi e soprattutto non è in grado di reggere le prossime sfide politiche ed elettorali. Se un ministro pensa che la linea seguita dal titolare dell’Economia sia “socialista” e un altro rivendica invece la tradizione del socialismo riformista come ingrediente del Pdl, se in una regione come la Sicilia esistono da tempo due diversi gruppi consiliari che fanno riferimento al Pdl, vuol dire che il partito, come sede di confronto e decisione, va costruito dalle fondamenta, proprio per dare alle differenze lo spazio per esprimersi ma anche la responsabilità di sottoporsi a un giudizio interno di carattere democratico. I partiti – anche nella loro forma moderna di “partiti contenitori” – si costruiscono dall’alto, ma poi debbono radicarsi nella società, se nnò rischiano di sfaldarsi alla prima sconfitta.
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